EMDR e Disturbi psicopatologici nei bambini

11th Set 2017

La letteratura scientifica negli ultimi anni sta continuamente confermando l’efficacia dell’ EMDR nei bambini : nella cura dei disturbi psicopatologici non solo negli adulti, ma anche nell’infanzia e adolescenza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e le linee guida internazionali considerano  attualmente l’EMDR come il trattamento di elezione in tutte le situazioni di stress estremo sia negli adulti che nei bambini.

EMDR nei bambini

EMDR nei bambini

Tale tecnica utilizza i movimenti oculari (o altre tecniche di stimolazione bilaterale) per far si che l’evento traumatico o fonte di stress passi dall’area limbica del cervello (dove sono contenute le emozioni) alle aree parieto-temporo-occipitali, aree cognitive a contenuto associativo. Ciò significa che una volta elaborato il ricordo, esso perde la carica emotiva negativa e il malessere somatico correlato.

Una situazione drammatica o stressante, pertanto, può essere ricordata, poiché fa parte della nostra storia e non può essere cancellata,  ma senza il turbamento che prima generava.

Traumi e Stress

Ad esempio in caso di grave incidente stradale, si riesce nuovamente a viaggiare senza la paura e apprensione generata da tale incidente, se si hanno avuto esperienze molto stressanti nell’infanzia e nell’adolescenza (perdite, separazioni, malattie fisiche o psichiche dei genitori, educazione severa e punitiva, problematiche economiche, esperienze negative nel gruppo dei coetanei), esse riescono a non influenzare più il nostro modo di vivere nel presente e di programmare il nostro futuro.

Quando non intervengono fattori esterni (quali ad esempio: incidenti, malattie, disastri naturali,  malattie, condizioni socioeconomiche disagevoli), i disturbi psicopatologici dell’infanzia e adolescenza, prendono origine da una disfunzione del legame di attaccamento tra il bambino e i genitori.  Il legame di attaccamento si crea, a partire dalla nascita,  attraverso le continue interazioni tra il bambino con il suo temperamento (che è innato) e la figura di accudimento. L’ansia da separazione, le fobie, la depressione, il disturbo oppositivo  provocatorio  e altre problematiche possono essere la spia  di un legame genitore-bambino con degli aspetta altamente disfunzionali.  Rappresentano, inoltre, l’estremo tentativo da parte del bambino e in seguito dell’adolescente, di gestire il malessere, il disagio e le insicurezze che ne derivano.

I genitori in questi casi non riescono ad offrire un sostegno, una guida e accoglimento adeguati perché, a loro volta, quando erano figli non li hanno ricevuti. Lo stile di attaccamento, infatti, tende a trasmettersi da generazione a generazione, ecco perché spesso facciamo gli stessi errori dei nostri genitori.  Chi non ha avuto un attaccamento sicuro con i propri genitori, è altamente probabile che non riesca a instaurarlo con i propri figli.

Va tenuto presente, tuttavia, che vi sono altri fattori che possono svolgere una funzione protettiva quali: il temperamento del bambino, la sua capacità di resilienza (resistenza agli eventi sfavorevoli), il supporto socio-ambientale, la presenza di successive relazioni di attaccamento significative all’interno o all’esterno della famiglia.

Stili di Attaccamento e Sindromi cliniche

Un bambino con un Disturbo d’Ansia di Separazione ha una probabilità molto alta di avere uno stile d’attaccamento insicuro-ambivalente.  Il genitore non riesce a dare al proprio figlio la sicurezza necessaria per esplorare e conoscere il “mondo”; tende a tenerlo sempre vicino a se, per un proprio bisogno di rassicurazione, trasmettendogli il messaggio che il mondo è pericoloso.  E’ il genitore per primo che mal tollera la solitudine ed è insicuro, con delle relazioni non serene/non risolte con la famiglia d’origine e molto spesso con il proprio partner. Spesso, inoltre, lamenta un malessere fisico o emotivo (stanchezza, preoccupazioni, insoddisfazioni) che creano un’ulteriore insicurezza nel bambino.

Molto spesso i bambini con ansia da separazione, sviluppano anche una Fobia scolastica o una Fobia sociale. Il disagio interiore viene attribuito  a fattori esterni, quali ad esempio gli insegnanti, gli allenatori,  i compagni, i compiti. Il bambino e poi l’adolescente sviluppa sempre di più la credenza che il mondo è ostile, giudicante e umiliante.

Il lavoro terapeutico con l’ EMDR nei bambini prevede una fase in cui vengono elaborate da parte del genitore le sue esperienze relazionali passate che hanno fatto si che si  sentisse   insicuro  e, nel presente,  in difficoltà nel separarsi dal proprio figlio; in tal modo gli potrà offrire la sicurezza  e il sostegno necessario  per far si che il suo bambino possa sentirsi libero di esplorare il mondo. In una seconda fase del lavoro si elaborano con il bambino i ricordi e gli episodi nella sua vita che hanno contribuito a generare un senso di sé fragile ed insicuro.

Disturbo Ossessivo Compulsivo

Un bambino con Disturbo ossessivo-compulsivo ha probabilità molto alta di avere un attaccamento insicuro-evitante  o ambivalente I genitori con attaccamento insicuro-evitante sono poco capaci di esprimere i loro stati emotivi, tendenzialmente sono rigidi e molto controllati; hanno non solo nei propri confronti, ma anche nei confronti dei figli aspettative molto elevate, dando molto valore alle performance. Trattano loro figlio come se fosse più grande, promuovendo una precoce autonomia, senza offrire un sufficiente  sostegno emotivo ed affettivo. Il bambino pertanto sperimenta nella relazione d’attaccamento da un lato il divieto di provare ed esprimere le emozioni, soprattutto quelle correlata alle rapporti interpersonali, d’altro sperimenta che si è degni di essere amati  solo se ottengono buone performance. Imparerà ad inibire le emozioni  attraverso  razionalizzazioni (“non bisogna sentirsi tristi”, “aver paura”, “essere arrabbiati”, “sentirsi soli”, o “poco capaci”). Tale meccanismo risulta, tuttavia, assai poco efficace e  di conseguenza i livelli di ansia e angoscia aumenteranno sempre di più fino a quando egli inizierà ad aggrapparsi a  regole rigide e al perfezionismo e a rituali nel tentativo di controllare l’angoscia, generando una sintomatologia ossessiva-compulsiva.

I genitori con attaccamento insicuro-ambivalente sono incentrati più sui propri bisogni che su quelli del bambino, pertanto sono imprevedibili.  A volte risultano capaci di vicinanza e protezione, altre volte sono emotivamente lontani e irraggiungibili; in alcune occasioni possono  invertire, addirittura, il ruolo  genitore/ figlio, usando il figlio per riempire la loro solitudine,  gestire la loro ansia, soddisfare i propri bisogni emotivi. Per tollerare tale imprevedibilità, il bambino tenderà ad attribuire a sé il merito o la colpa di tale vicinanza/lontananza. Tenderà a essere perfetto in alcune aree (“sono amabile perché sono bravo” in determinate performance, come lo studio o lo sport) e a cercare di capire cosa fare per non far allontanare la figura di attaccamento (“sono amabile perché non l’ho fatta allontanare”, in altri termini “star male” o “arrabbiare”). Svilupperà pertanto un progressivo autocontrollo e un perfezionismo per cercare di gestire i sentimenti di colpa e inadeguatezza, l’inprevidiebilità delle figure, l’ansia derivante dalla mancanza di “sicurezza”, fino a generare una sintomatologia ossessiva-compulsiva.

In entrambi i casi la colpa per non aver soddisfatto le aspettative reali o immaginate,  il dubbio e l’incertezza tenderanno ad impregnare tutti gli aspetti della vita a scapito della spontaneità, creatività e spensieratezza che dovrebbe accompagnare l’infanzia e adolescenza di ogni bambino. A volte anche gli stessi genitori presentano sintomi ossessivo-compulsivi, ad esempio di lavaggio e pulizia, di controllo, di ripetizione e conteggio, di ordine e simmetria, di accumulo. Ciò rappresenta un ulteriore fattore predisponente allo sviluppo della sintomatologia ossessiva-compulsiva. Spesso l’origine dei sintomi avviene in periodi di cambiamento particolarmente stressanti (ad esempio cambio di scuola, traslochi, separazioni), in cui la quota d’ansia aumenta ulteriormente e diventa sempre più di difficile gestione.

Il lavoro con l’ EMDR nei bambini prevederà anche in questo caso una prima fase in cui i genitori elaboreranno le esperienze negative del loro passato, in particolar modo quelle relative alla loro storia d’attaccamento; in una seconda fase  il bambino elaborerà a sua volta le esperienze negative  e lavorerà sulla proprie credenze negative  centrate sul perfezionismo. In tal modo potrà progressivamente sentire che può sbagliare senza sentirsi poco amato o sbagliato.

Disturbo Oppositivo Provocatorio

Un bambino con un Disturbo Oppositivo Provocatorio ha una probabilità molto alta di avere uno stile di attaccamento in sicuro  ambivalente o disorganizzato. Il genitore spesso non riesce a sintonizzarsi e accogliere sul piano emotivo il proprio bambino, non riesce ad essere disponibile quando egli ha bisogno, oppure in alcuni momenti lo  è, ma in  modo intrusivo. Tali comportamenti generano nel bambino uno stato emotivo negativo impregnato di rabbia, tristezza, solitudine e impotenza che egli  non sa, in alcun modo, gestire. Molto spesso proverà a mettere in atto delle strategie “controllanti-punitive” nei confronti dei genitori, diventando ostile e rifiutante.  In alcune occasioni proverà a mettere in atto anche strategie “controllanti-accudenti” che spesso spiazzano il genitore.  I genitori, a loro volta, sono imprigionati in un stato di impotenza e frustrazione e non capiscono come gestire il loro bambino. Spesso si collocano ad un livello paritario e non riescono ad assumere un ruolo autorevole, ma affettivo che sappia offrire sostegno sicurezza e guida al loro bambino. Il sistema dell’attaccamento viene pertanto sostituito da un sistema di competizione in cui ci si scontra per definire i ruoli di dominanza e sottomissione.

L’ EMDR nei bambini attraverso l’elaborazione delle esperienze relazionali negative intrise di rancori, rabbie, solitudine, impotenza e tristezza  permette di modificare le dinamiche relazionali altamente disfunzionali che si sono venute progressivamente a creare.  I genitori dovranno dapprima lavorare sulle proprie esperienze relazionali negative quando erano figli, in modo da poter riavvicinarsi e sintonizzarsi emotivamente con il proprio figlio.

Disturbo Depressivo

Un bambino affetto da un Disturbo Depressivo ha un’alta probabilità di avere un attaccamento   insicuro-evitante. Egli infatti  deve  contare quasi esclusivamente sulle proprie risorse per affrontare sul piano emotivo gli eventi della vita, poiché i genitori non riescono a fornire un accoglimento e un sostegno sufficiente; deve spesso, inoltre, soddisfare delle aspettative elevate per poter ricevere la loro  attenzione e approvazione. Spesso l’origine o l’aggravarsi della sintomatologia depressiva coincide con un evento traumatico, quale ad esempio la perdita di un genitore (per lutto o separazione). L’altro genitore non è in grado di accogliere e supportare in un momento cosi difficile il proprio figlio che di fronte all’evento traumatico, si  attribuisce la colpa di quanto accaduto.

In alcuni casi un bambino depresso potrebbe avere un attaccamento disorganizzato. In tale situazione il genitore può avere un disturbo psichiatrico (depressione, disturbo di personalità,  abuso di alcol o sostanze stupefacenti) e spesso il bambino, anziché venire accudito e supportato, viene maltrattato e in qualche modo deve prendersi cura egli stesso del proprio genitore. In questo caso il bambino si occupa del genitore percepito come fragile e bisognoso, nella speranza di mantenere viva la relazione con lui e di  poter ricevere in qualche modo  protezione e rassicurazione.

Il lavoro terapeutico con l’E.M.D.R. prevederà da una parte un intervento sui genitori e sulle loro esperienze negative e traumatiche di vita, in modo che essi riescano, una volta elaborate, a accogliere e sostenere sul piano emotivo e affettivo il proprio bambino;  dall’altra il lavoro si concentrerà sul bambino, in particolare  sulle esperienze di  vita e  sulle credenze negative. Qualora i genitori fossero affetti da disturbi psichiatrici sarà necessario un approccio multidisciplinare che preveda un supporto farmacologico, educativo con  l’intervento  di una rete di protezione/sostegno da parte dei servizi di Tutela Minori.

E’ importante sottolineare che un nucleo depressivo si nasconde spesso dietro altri disturbi, quali ansia, fobie, disturbi ossessivi–compulsivi, difficoltà di apprendimento, balbuzie, tics, disturbi del comportamento, ADHD.

Disturbi Somatoformi

Un bambino affetto da somatizzazioni (dolori addominali ricorrenti, cefalee, vomito, asma, dolori di vari natura) ha un alta probabilità di avere un attaccamento  insicuro-evitante o ambivalente.

Nel primo caso, a fronte dell’inibizione estrema degli stati emotivi, il corpo diviene l’unica via attraverso il quale si può esprimere il disagio. Nel secondo caso la somatizzazione diventa un modo per ricevere accudimento e accoglimento da  parte di genitori che sono imprevedibili e spesso poco attenti agli aspetti emotivi dei loro figli, ma più attenti alle problematiche fisiche.

Un attaccamento insicuro o disorganizzato può essere l’origine di una sintomatologia di disattenzione e iperattivazione/iperattività.  Risulta pertanto fondamentale durante l’iter diagnostico raccogliere attentamente la storia familiare,  in particolar modo la presenza di traumi o  esperienze relazionali negative con le figure di attaccamento (che vanno considerati come dei microtraumi ripetuti nel tempo). Ciò permette di non confondere questi casi con un quadro di ADHD.

Le esperienze traumatiche precoci generano uno stato di attivazione interno (arausal) elevato (iperarausal). Il bambino non è in grado pertanto di regolari i propri stati fisiologici ed emotivi e di conseguenza le proprie capacità attentive e il proprio comportamento. Egli potrà presentare Ipersensibilità e iperattività agli stimoli sensoriali, disturbi del sonno, disturbi dell’alimentazione, iperattività motoria, disregolazione emotiva, difficoltà a gestire la rabbia, impulsività, distorsioni cognitive con tendenza ad interpretare in modo negativo le intenzioni degli altri  e difficoltà relazionali con i pari. Tali sintomi sono presenti anche nell’ADHD.

Un bambino con attaccamento insicuro-evitante potrebbe usare l’iperattività e la disattenzione (il fare in modo compulsivo, piuttosto che sentire/essere consapevole dei propri stati emotivi) come strategia per gestire i vissuti di solitudine, tristezza, impotenza e rabbia di fronte allo scarso coinvolgimento affettivo–emotivo dei genitori.

Un bambino con attaccamento insicuro–ambivalente potrebbe, invece, usare l’perattivazione/iperattività come strategia per controllare e rendere più prevedibili i comportanti di genitori che si tendono a comportarsi  in  modo  imprevedibile.

In tutte le situazioni descritte, una volta ad elaborati i traumi e le esperienze negative del passato e del presente, una parte molto importante del lavoro terapeutico con l’ EMDR  nei bambini è la fase  in cui vengono rinforzate le risorse e le competenze del bambino e dei genitori in modo da aumentare la loro capacità relazionali e  la loro capacità di affrontare  gli eventi di vita futuri.

Dott.ssa Beatrice Dugandzija

Dott.ssa Beatrice Dugandzija

Laureata in Medicina, specializzata in Neuropsichiatria dell'Infanzia e della Adolescenza, si occupa della diagnosi e terapia dei maggiori disagi infantili e adolescenziali nel proprio studio di Milano.
Per contatti e informazioni: 348 9842 542
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