La Sindrome di Asperger e i Disturbi dello Spettro Autistico

14th Mar 2018
Sindrome di Asperger

Sindrome di Asperger

La Sindrome di Asperger (termine coniato dalla psichiatra inglese L. Wing in una rivista medica del 1981 in onore di H. Asperger  psichiatra e pediatra austriaco) è  definita nella V edizione del “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali” (DSM-V) come un Disturbo dello Spettro Autistico di livello 1 (che corrisponde ad un grado lieve). Un disturbo dello Spettro di grado lieve presuppone l’assenza di disabilità intellettiva e un discreto sviluppo del linguaggio, ma la necessità comunque di un supporto per i deficit nella comunicazione sociale e per i problemi di  organizzazione e pianificazione.

La Sindrome  di Asperger e tutti gli altri livelli di Disturbo dello Spettro Autistico sono caratterizzati dalla compromissione di tre abilità di base che, in un bambino non affetto da tale disturbo, vengono acquisite nei primi 18 mesi di vita. Tali abilità sono:

  • la capacità di creare intimità: un bambino affetto da un disturbo dello Spettro Autistico fa fatica a stabilire intimità e calore anche con le figure adulte significative (genitori o a altre figure di accudimento: tate, nonni, zii); può sembrare che  non tragga piacere dalla loro vicinanza. In realtà in ogni bambino dello Spettro è presente la capacità di amare profondamente, ma a causa di un problema biologico di base, risulta molto difficoltoso il collegamento le “aree emotive” a livello cerebrale e le aree deputate alla pianificazione motoria.  Questi bambini pertanto non sembrerebbero in grado di organizzare in sequenze le azioni sotto la guida delle proprie emozioni;
  • la capacità di comunicare attraverso gesti ed espressioni emotive: un bambino dello Spettro autistico non partecipa ad uno scambio reciproco continuo di segnali emotivi interattivi (ad esempio sorridere, annuire, mostrare un’espressione di stupore,  aggrottare la fronte, fare i versetti mentre interagisce con la propria mamma o il proprio papà);
  • la capacità di utilizzare le prime parole e in seguito il linguaggio con intenzionalità emotiva (ciò non significa il ripetere in modo meccanico alcune parole, ma usare le parole investite di una carica emotiva (ad esempio: “Voglio la palla, è mia”, “Mamma, ti voglio bene”, piuttosto che ripetere parole una serie di parole proposte da un adulto).  Un bambino dello spettro autistico fatica a collegare un ‘emozione o un affetto ai simboli verbali.

Alla compromissione delle abilità di base sono associati sintomi secondari: movimenti stereotipati, linguaggio ripetitivo o stereotipato e utilizzo stereotipato degli oggetti; eccessiva aderenza alla routine con eccessiva resistenza al cambiamento e comportamenti ritualizzati; interessi molto ristretti anomali per intensità o focalizzazione, iper o ipo reattività nei confronti di input sensoriali o interesse inusuale per aspetti sensoriali dell’ambiente.

Abilità di base  fondamentali

La capacità di creare intimità, il coinvolgimento, è fondamentale perché nei primi anni di vita la maggior parte dell’apprendimento ha luogo attraverso l’interazione con gli altri esseri umani. Grazie all’intimità e il calore che stabilisce con i propri genitori un bambino inizia a provare fiducia, intimità e calore. Queste prime esperienza rappresentano la base dello sviluppo emotivo e sociale.

A partire dai primi scambi di segnali emotivi  con il genitore, inoltre, un bambino impara la casualità, la logica e il senso di finalità delle proprie azioni: impara presto che un  suo sorriso o una sua espressione facciale, o un gesto generano un sorriso o una determinata espressione facciale o gesto nei propri genitori e pertanto ricercherà  un contatto o uno scambio con loro per ripetere queste interazioni piacevoli. Le emozioni positive rendono progressivamente intenzionali le azioni di un bambinoIl coinvolgimento pertanto promuove il desiderio di comunicare. Senza la comunicazione, costituita all’inizio da uno–due scambi e successivamente da un numero più elevato di scambi, un bambino rimane bloccato in comportamenti ripetitivi o autostimolatori.

Le prime interazioni

Le prime interazioni progressivamente si trasformano in un flusso di interazioni più lungo e complesso. Un flusso comunicativo promuove lo sviluppo di un senso di realtà.  Partecipando infatti ad uno scambio continuo di segnali emotivi interattivi il bambino crea dei collegamenti tra i suoi sentimenti e quelli di un’altra persona, tra le sue parole e quelle di un altro. Se il bambino passa continuamente da un mondo isolato ad un mondo condiviso percepirà solo piccole porzioni di realtà, non un quadro continuo, pertanto non avrà una visione integrata di Sé, dell’altro e del mondo circostante.

Il poter fare esperienza di interazioni felici motiva un bambino a prestare attenzione,  ad osservare ciò che avviene nel proprio ambiente e con le figure familiari; successivamente imparerà a prestare attenzione anche in altri ambienti e con altre persone. E’ cosi che a poco a poco si sviluppano le capacità attentive.

Quando un bambino è coinvolto, riesce più facilmente ad autoregolare i propri stati emotivi: quando sente la voce calda della mamma, riesce a calmarsi, se troppo sovraccarico di emozioni; vedere un suo sorriso o sentire un suo abbraccio lo consola, se triste o arrabbiato. Solo se si è calmi e sufficientemente regolati si può prestare attenzione per ciò che avviene intorno a Sé. In seguito man mano che un bambino impara a imitare le parole, è il suo investimento emozionale nei confronti di chi si prende cura di lui e nella loro relazione a dare significato alla parola “mamma” o “papà”, “dammi” “prendi” “vieni”, “vai”.  Tutte queste parole vengono arricchite di significato emotivo attraverso l’interazione che il bambino ha dapprima con i genitori e progressivamente con altre figure significative. La vera comunicazione, infatti, avviene solamente quando vi è un investimento emotivo e quindi  quando un bambino è parte di un mondo condiviso.

Comunicazione gestuale

Le prime forme di comunicazione iniziano a livello preverbale con i gesti.  Precedentemente è stato descritto come nelle prime fasi di vita la comunicazione è costituita dai movimenti del capo, risolini, gorgheggi, e con il tempo evolve in un ricco dialogo basato sullo scambio di suoni, gesti, sorrisi e sguardi. Tutto ciò avviene prima che le parole vengano imparate ed usate in misura rilevante. Solo in una fase successiva il gesto viene a poco a poco sostituito dalle parole.

Solo una volta acquisite queste abilità preverbali può davvero svilupparsi il linguaggio. Affinché le parole abbiano un senso e il bambino parli e usi il linguaggio in modo adeguato, egli deve prima diventare capace di comunicare attraverso i gesti. La padronanza di questo livello è fondamentale per lo sviluppo delle abilità sociali ed emotive. Un bambino che non acquisisce buone competenze nel linguaggio preverbale, ha anche difficoltà ad interpretare e a rispondere ai segnali sociali.

Molto prima di imparare a parlare un bambino impara cosa è l’amore attraverso gli sguardi gli abbracci dei genitori, cosa è il pericolo e ancora cosa si può fare o non si può fare attraverso i loro gesti, le loro espressioni facciali e  il loro tono di voce che esprime apprensione o rassicurazione. Allo stesso modo dopo aver mangiato molte volte un biscotto che la mamma o il papà gli ha offerto, la parola biscotto assume per lui un significato.

Molti dei sintomi secondari quali l’utilizzo stereotipato degli oggetti, gli interessi limitati e ristretti dipendono dal deficit delle abilità di base. Se un bambino ad esempio non è in grado di partecipare ad un flusso continuo di interazioni emotive con i  propri genitori e poi con i coetanei, non sarà in grado di prendere uno dei propri giocattoli, mostrarlo, fare un gesto o un’espressione vocale o facciale per avere una reazione da parte dell’altro (pensiamo ad un bambino non affetto dal disturbo dello Spettro autistico di 15-18 mesi), ma si limiterà a mettere tutti i giochi in fila ad esempio o ad utilizzarli in altri modi stereotipati.  Un bambino, inoltre, impara ad ampliare i propri interessi grazie alle continue interazioni con gli altri che sono fonte di continue scoperte ed emozioni. Se le interazioni sono scarse e non rientrano progressivamente con lo sviluppo in un flusso continuo di scambi relazionali, si comprende perché gli interessi rimangano molto ristretti.

Da quanto sopra descritto risulta chiaro come sia fondamentale avere una buona padronanza delle abilità di base per acquisire le altre competenze emotivo relazionale (come conoscere e regolare i propri stati emotivi, provare empatia per l’altro, accettare/partecipare alle negoziazioni) e a livello cognitivo (capacità di usare in modo creativo e logico le idee, accedere ad pensiero astratto e riflessivo).

Ogni percorso terapeutico che non tenga presente di come lo sviluppo emotivo relazionale e cognitivo di un bambino avvenga, ma si concentri solo sui comportamenti problematici è destinato nel lungo termine a dare risultati parcellari e non duraturi. È come se in medicina curassimo la febbre solo dando il paracetamolo e non partendo dalle cause che la procurano. A lungo termine la febbre ricomparirebbe ancora più intesa e in modo persistente.

Diagnosi di Sindrome di Asperger

Per porre una diagnosi corretta e per comprendere i problemi del bambino è necessario stabilire il suo livello di acquisizione delle abilità di base sopra descritte. Molto spesso la diagnosi viene posta basandosi esclusivamente su interviste o test strutturati e non dedicando un tempo sufficiente all’osservazione in vari contesti e soprattutto nei contesti in cui un bambino riesce a dare il meglio di sé. Una diagnosi accurata prevede pertanto la possibilità di osservare un bambino in vari momenti in cui mostra funzionamenti diversi da quelli più bassi (come spesso avviene in ambulatorio di fronte a figure sconosciute), a quelli più alti (quando è a proprio agio insieme ai propri genitori).

Con interventi  terapeutico-riabilitativi individualizzati e che  tengano conto del grado di sviluppo delle abilità di base’, è possibile promuovere in ogni bambino dello Spettro un significativo miglioramento di tali abilità e pertanto promuovere una maggiore partecipazione ad un mondo condiviso e  anche una significativa riduzione dei sintomi secondari.

Pertanto qualsiasi percorso terapeutico di un bambino con un disturbo dello Spettro Autistico di qualsiasi livello di gravità dovrebbe prevedere:

  • attenta osservazione diagnostica del bambino per stabilire a che livello di acquisizione delle abilità di base è giunto, attraverso una valutazione multidisciplinare (neuropsichiatra infantile, logopedista, psicomotricista o terapista occupazionale)
  • promuovere uno sviluppo delle abilità di base attraverso interventi multidisciplinari specifici (terapeuta, logopedista e psicomotricista o terapista occupazionale) e in seguito le successive abilita emotivo relazionali e cognitive;
  • favorire una buona processazione/integrazione sensoriale e migliorare la pianificazione, il controllo e la coordinazione del movimento sia globale che fine (psicomotricista o terapista occupazionale)

Fonti e Riferimenti:

  • ICDL Institute
  • Profectum Foundation
  • Autism Speaks
  • Dott.ssa Baratelli Sabina –Associazione Dirimè  (Milano)
  • Associazione Dirimé-Italia
Dott.ssa Beatrice Dugandzija

Dott.ssa Beatrice Dugandzija

Laureata in Medicina, specializzata in Neuropsichiatria dell'Infanzia e della Adolescenza, si occupa della diagnosi e terapia dei maggiori disagi infantili e adolescenziali nel proprio studio di Milano.
Per contatti e informazioni: 348 9842 542
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