Disortografia, cause e sintomi

17th Ott 2016
disortografia, sintomi e terapia

disortografia, sintomi e terapia

I DISTURBI DELLA SCRITTURA

La scrittura è la capacità di trasformare informazioni verbali, udite o pensate, in forma grafemica. I disturbi della Scrittura sono: la Disortografia e Dsgrafia.

Disortografia

E’ un Disturbo Specifico dell’Apprendimento che coinvolge la capacità di tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici. I soggetti affetti presentano difficoltà nel apprendere e rispettare le regole ortografiche.

  • Il termine “Disturbo” indica che è un’alterazione dei normali processi di sviluppo e non un ritardo del corso dello sviluppo normale.
  • Il termine “Specifico” indica che è un disturbo isolato rispetto al resto delle prestazioni cognitive che sono nella norma. I soggetti affetti, inoltre, non presentano deficit sensoriali grossolani o da condizioni socioeconomiche e relazionali inadeguate.
  • E’ un disturbo di origine “Costituzionale”: è presente dalla nascita, anche se si manifesta con la prima scolarizzazione e si presenta in soggetti senza lesioni cerebrali clinicamente evidenziabili.

La diagnosi può essere formulata dalla fine del secondo anno della scuola primaria. Il parametro considerato è l’accuratezza ortografiaca rilevata per mezzo di test specifici standardizzati

Ai test diagnostici le prestazioni sono significativamente inferiori ai valori attesi per classe o per età (a seconda dei test risulteranno  inferiori alle 2 deviazioni standard o  al 10°/5° percentile).

Cause della Disortografia

In base agli studi più recenti la disortografia dipenderebbe da deficit fonologico (Teoria Fonologica).  In presenta di tale deficit  il bambino presenta una difficoltà nello svolgere le operazioni di analisi e sintesi fonologica implicate nella letto-scrittura.   Ciò significa che è in difficoltà a transcodificare i suoni, di cui è composta una parola, in segno grafico e nell’assemblare i fonemi dopo averli identificati.

La disortografia potrebbe dipendere, inoltre, da scarse capacità di percezione uditiva e/o visiva (Teoria Magnocellulare) e da un processo lento di simbolizzazione grafica dovuto ad un deficit delle capacità di automatizzazione (Teoria Cerebellare).  

Basi neurofisiologiche dei disturbi della letto-scrittura

Secondo la Teoria Fonologica, i disturbi della letto-scrittura dipendono da un deficit fonologico, vale a dire da un deficit  specifico nella rappresentazione, nellʼimmagazzinamento e nel recupero dei suoni del linguaggio. Esso deriverebbe da una disfunzione congenita delle aree perisilviane dellʼemisfero sinistro. Le capacità fonologiche vengono acquisite molto precocemente: Intorno ai 5-6 mesi un bambino è in grado di riconoscere i suoni principali di ogni lingua; intorno ai 12 mesi inizia a  specializzarsi sui suoni della propria lingua  madre; 4 anni le capacità fonologiche sono correlate all’ampiezza del suo vocabolario (percepisce meglio i suoni delle parole che conosce);  A 4-5 anni inizia a svilupparsi la consapevolezza meta fonologica (il bambino scopre che le parole sono composte da vari pezzettini, le sillabe); con l’inizio della scuola primaria scopre che tali pezzettini si possono dividere in pezzettini più piccoli, i fonemi (le più piccola unità di suono che, da sole o in successione con altre, hanno la capacità di formare le parole di una lingua). Quando impara a scrivere, impara che ciò che scrive sono i suoni corrispondenti a quella parola. Successivamente impara  le regole ortografiche, ad esempio che alcuni suoni non rispettano la corrispondenza segno/suono (ad es la c e la g cambiano suono a seconda della lettera che hanno vicino).

In alcuni bambini, a causa di disfunzioni nelle “aree perisilvane” dell’emisfero sx, tali passaggi non avvengono così facilmente e si può sviluppare la disortografia.

Secondo la Teoria Magnocellulare, la riduzione degli strati magnocellulari del Corpo Genicolato Laterale e Mediale sarebbe la causa della disfunzione alla base della difficoltà di letto-scrittura. Quest’ultima consisterebbe in un deficit specifico nella processazione di brevi stimoli sensoriali presentati rapidamente sia nella modalità, visiva che uditiva. Il deficit fonologico deriverebbe, pertanto, da un’incapacità nel percepire stimoli uditivi in rapida successione e nel discriminare determinate frequenze di suoni (per esempio, nella discriminazione fonemica di suoni acusticamente simili da-ba). Il disturbo del processamento rapido degli stimoli visivi sarebbe responsabile degli errori di “sostituzione” di lettere visivamente simili, “inversione” ed “omissione”. Il difetto della soppressione saccadica, inoltre, farebbe si che si determinerebbe una confusione tra stimoli percettivi.

La teoria Magnocelluare ha cercato di includere anche la Teoria Cerebellare a fronte dei collegamenti tra cervelletto e Corteccia parietale posteriore, principale afferenza del sistema magnocellulare. La Teoria Cerebellare (Nicolson and Fawcett, 1990; Nicolson et al., 2001; Rae et al., 1998; Nicolson et al., 1999; Brown et al., 2001; Leonard et al., 2001) sostiene che la disfunzione cerebellare causerebbe in primo luogo un deficit nel controllo motorio e, di conseguenza, nell’articolazione del linguaggio. Il ritardo o il deficit articolatorio porterebbe ad una difficoltà nella rappresentazione fonologica. In secondo luogo la disfunzione cerebellare causerebbe un deficit nell’automatizzazione di procedure. Una ridotta capacità nell’automatizzare potrebbe rendere difficoltoso il processo di apprendimento delle regole di corrispondenza grafema-fonema.

Entrambe le teorie hanno dei limiti. La teoria Fonologica non tiene in considerazione gli altri aspetti del disturbo (deficit sensoriali e motori) che possono essere presenti nei soggetti dislessici. La teoria Magnocellulare, ha subito forti critiche da parte di molti ricercatori. Alcuni studi, infatti, hanno affermato che il legame di causa-effetto tra malfunzionamento magnocellulare e dislessia non sia così stretto in quanto esistono più soggetti normolettori con deficit al sistema magnocellulare rispetto a soggetti dislessici; altri studi hanno evidenziato che i deficit uditivi non predicono quelli fonologici. Infine i deficit visivi sono stati trovati solo in un ristretto gruppo di dislessici e, in questo caso, essi sono stati osservati relativamente a stimoli visivi che non sono specificatamente processati dal sistem magnocellulare.

Attualmente la maggior parte degli studi affermerebbe che solo il deficit fonologico di per sé è sufficiente a causare un disturbo della letto-scrittura, che tutti gli altri disturbi osservati (deficit uditivo, visivo e motorio) rappresentino dei markers che non ne costituiscono una causa diretta.

Sottotipi di Disortografia

La scrittura viene appresa per fasi. La disortografia viene classificata in base a quale fase di apprendimento della scrittura risulta deficitario.

I bambini passano da una totale ignoranza dei rapporti tra linguaggio orale e linguaggio scritto all’automatizzazione dei processi di lettura/scrittura attraverso 4 fasi (Modello di apprendimento della letto-scrittura secondo Uta Frith, 1985). Ciascuno stadio è caratterizzato dall’acquisizione di nuove procedure e dal consolidamento e automatizzazione delle competenze già acquisite.

Stadio logografico (4-5 anni).

Coincide solitamente con l’età prescolare.

Il bambino riconosce e legge/scrive alcune parole in modo globale, perché contengono delle lettere o degli elementi che ha imparato a riconoscere, tuttavia egli non ha né conoscenze ortografiche né fonologiche sulle parole che legge.  Ad esempio riesce a riconoscere il logo di alcune noti marchi pubblicitari o a leggere/scrivere il proprio nome.

Stadio alfabetico (6-7 anni).

Il bambino impara a discriminare le varie lettere ed è in grado di operare la conversione grafema-fonema e viceversa potendo in questo modo scrivere (attraverso la cosiddetta “via fonologica”) le parole che non conosce.

Stadio ortografico (7-8 anni).

Il bambino impara le irregolarità proprie della sua lingua. Il meccanismo di conversione grafema-fonema si fa più complesso ed il bambino diviene capace di leggere/scrivere suoni complessi (sillabe) rendendo più veloce la lettura. La completa acquisizione di queste tre fasi rende completa la modalità di lettura/scrittura tramite la via fonologica.

Stadio lessicale (9-10).

Il bambino riconosce in modo diretto le parole. Ha formato un “vocabolario lessicale” che gli permette di leggere/scrivere le parole senza recuperare il fonema (suono) associato ad ogni grafema (simbolo o lettera). Controlla bene l’attività della letto-scrittura che é diventata automatica e veloce. Il raggiungimento della quarta fase permette al bambino di utilizzare correttamente la cosidetta “via lessicale” e di leggere/scrivere le parole conosciute senza bisogno di operare la conversione grafema-fonema. E’ comunque ancora in grado di utilizzare le modalità di letto-scrittura a degli stadi precedenti e, in effetti, le utilizza quando si trova ad affrontare la lettura/scrittura di parole nuove, di cui non conosce il significato, o la lettura/scrittura di parole senza senso. Già dalla prima elementare, comunque, i bambini leggono/scrivono più rapidamente e in modo più accurato le parole più frequenti e hanno un netto vantaggio nella lettura/scrittura di parole rispetto alle non parole (sequenza di lettere prive di significato)

Esistono tre sottotipi di disortografia: la disortografia fonologica in cu i primi tre stadi non sono stati completamente acquisiti; la disortografia superficiale in cui non è stato acquisito il IV stadio); la disortografia indifferenziata in cui si riscontano entrambe le problematiche

Disortografia fonologica

Consiste in un deficit dei processi di conversione di un fonema in un grafema. Il bambino ha difficoltà a scrivere parole sconosciute o poco conosciute. Scrive correttamente le parole conosciute, poiché ha imparato a scriverla in modo diretto, senza convertire i vari fonemi nei corrispettivi grafemi, come avviene quando la parola non è nota. Prevalgono gli errori di conversione grafema/fonema (cata anziché casa; lirto anziché litro).

Disortografia superficiale

Si osserva una difficoltà a recuperare l’ortografia di parole irregolari (vale a dire parole la cui ortografia non è deducibile dalla fonologia e per cui, quindi, non è sufficiente una conversione fonema-grafema) e difficoltà di scrittura di omofoni non omografi (parole che hanno la stessa pronuncia, ma grafia diversa). Prevalgono gli errori fonologicamente plausibili (ad es.: scienza-scenza;  quadro –cuadro; l’ago- lago).

Disortografia indifferenziata

il disturbo coinvolge allo stesso modo sia parole regolari (vale a dire le parole la cui ortografia è deducibile dalla fonologia, irregolari (prevalente in età evolutiva).

Principali errori che si riscontrano nei bambini disortografici

Gli errori che  bambini  disortografici commettono dipendono da quale fase di apprendimento della scrittura è in loro deficitaria.

Errori fonologici

Essi sono caratterizzati da una scorretta analisi fonologica dello stimolo scambio di grafema (tafolo per tavolo), inversione (talovo anziché tavolo); omissione (capagna per campagna) o aggiunta di una vocale, consonante, o sillaba (liminite per limite); grafema inesatto (errore nella scrittura di fonemi complessi: che, chi, ghe, ghi, gli, gn, sci)

Errori ortografici o non fonologici

Determinati da uno scarso consolidamento dello stadio ortografico. L’aspetto fonologico è preservato, ma non quello ortografico (scambio grafema omofono: cuadro per quadro)

Errori semantico-lessicali

Determinati dal mancato raggiungimento dello stadio lessicale. Dovuti al mancato apporto semantico-lessicale della parola rappresentata (Esempi: fusione illegale: avvolte per a volte; segmentazione illegale: in freddolita per infreddolita: omissione o aggiunta di h: ha me per a me; a mangiato per ha mangiato; omofoni non omografi d’anno per danno)

Errori fonetici o altri errori

Produzioni in cui non vengono rispettate durata e intensità dei suoni. Omissioni o aggiunte di  accenti o doppie (ad es. pala per palla; necessita per necessità)

Terapia della Disortografia

Esso dipenderà da quale fase dell’apprendimento della scrittura è stata raggiunta e quindi da quale tipo  di errori sono presenti. Ad esempio negli errori fonologici si aiuterà il bambino con specifici esercizi a consolidare la conversione fonema-grafema; negli errori ortografici ad acquisire le regole ortografiche di base e negli errori fonetici ad imparare a comprendere  la durate e intensità dei suoni di una parola; negli errori semantico-lessicali si svolgeranno attività per stimolare la riflessione cognitivo-linguistica; negli errori di  natura visiva si effettuano esercizi di riconoscimento di lettere simili  come b, d, p, q). 

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