L’importanza di lasciare gli eventi negativi del passato

10th Lug 2017
Attaccamento e Trauma

Attaccamento e Trauma

Gli eventi del passato influenzano il nostro presente e continuano ad influenzare il nostro modo di costruire il nostro futuro.

A partire dai primi momenti di vita il nostro cervello risponde alla esperienze modificando i collegamenti fra i neuroni. Tali collegamenti o “reti” costituiscono la struttura portante del  cervello.

Le esperienze di ciascuno di noi, pertanto, generano reti di connessioni che sono uniche e tipiche per ogni individuo. Esse plasmano la struttura del cervello e quindi creano la mente che definisce ciò che noi siamo. Ecco perché l’esperienza o in altri termini ciò che ricordiamo (la nostra memoria) fa di noi ciò che siamo.

Memoria e Trauma

Esistono due forme di memoria o due modalità con cui questi collegamenti vengono stabiliti.

  • La memoria “Implicita”: è una memoria non verbale, presente  fin dalla nascita. Essa forma  circuiti cerebrali coinvolti nella generazione di emozioni, comportamenti, percezioni e sensazioni somatiche. I ricordi impliciti vengono registrati senza un’attenzione conscia e si rievocano in modo non consapevole, vale a dire non si ha la sensazione di star ricordando qualcosa. La memoria implicita partecipa, inoltre, alla formazione, di modelli mentali. I modelli sono come una sorta di filtro attraverso il quale passano le percezioni di noi stessi e degli altri; ad esempio la mente di bambino attraverso le ripetute esperienze con la mamma e il papà crea dei modelli che influenzano la visione che avrà di se stesso e degli altri. La struttura implicata a livello cerebrale è l’amigadala.
  • La memoria “Esplicita”. È’ attiva a partire dal II anno di vita. È associata alla sensazione di ricordare qualcosa e i processi di registrazione richiedono attenzione conscia.  È’ costituita dalla memoria semantica che comprende la conoscenza di parole, simboli e dati e la memoria autobiografica o episodica. Essa è correlata al senso di sé e del tempo. Le strutture implicate a livello cerebrale sono l’ippocampo e per la memoria autobiografica anche la corteccia prefontale.

Se abbiamo avuto esperienze negative durante l’infanzia o l’adolescenza (ad esempio genitori eccessivamente severi,  poco presenti sul piano affettivo, affetti da depressione o altri disagi psichici, alta conflittualità in  famiglia, lutti, separazioni, problemi di apprendimento,  difficoltà economiche, fenomeni di bullismo, malattie), esse continuano ad influenzare il nostro modo di  essere e di rapportarci con gli altri.

Le psicoterapie hanno come obiettivo di promuovere un elaborazione delle esperienze negative della nostra vita in modo che esse non possano più essere fonte di intensa sofferenza anche nel nostro presente. Una tecnica piscoterapeutica molto efficace per l’elaborazione degli eventi passati è l’E.M.D.R. (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari)

Prima di diventare genitori sarebbe auspicabile far sì che il nostro passato non influenzi più il nostro presente, in modo da poter essere pronti ad accogliere e sostenere i nostri figli, senza che i nostri piccoli o grandi traumi influenzino anche la loro vita.  Per stabilire una buona relazione con i nostri figli dobbiamo essere consapevoli dei nostri stati emotivi, essere capaci di comprendere e rispettare gli stati emotivi dei nostri figli e aiutare loro a regolare le loro emozioni, cercando di analizzare le situazioni non solo dal nostro punto di vista, ma anche dal loro. Tutto questo è davvero molto difficile, se non siamo consapevoli dei nostri stati emotivi o se siamo ancora invischiati o troppo sofferenti per alcuni eventi del passato.

Un bambino a poco a poco sviluppa la propria personalità attraverso continue interazioni tra aspetti innati, che dipendono dal proprio patrimonio genetico e costituiscono il temperamento (come ad esempio la rapidità e l’intensità con cui si reagisce agli stimoli) e le esperienze relazionali con i genitori ed in seguito con altre figure adulte (nonni, zii, insegnati, istruttori) e i coetanei.

Dalle interazioni tra le prime esperienze di vita e il proprio temperamento  il neonato modifica le proprie reti neurali.

Le prime esperienze di vita di un neonato sono rappresentate dalle interazioni con i propri genitori, in particolare la propria mamma (come lo tiene in braccio, come lo cambia, gli sorride, lo coccola e consola quando piange). Le continue interazioni tra madre-bambino nei primi anni di vita generano un particolare stile di attaccamento. L’attaccamento è un sistema comportamentale e motivazionale biologicamente determinato che spinge il bambino a ricercare la vicinanza e il conforto della madre o di chi lo accudisce in tutti i momenti in cui prova paura, confusione, o non si sente bene. Tale stile di attaccamento rappresenterà il modello principale per tutte le relazioni future per tutto l’arco della vita, in particolare per quanto riguarda i legami ad alto coinvolgimento affettivo.

I Modelli Operativi Interni

Il modo con cui la mamma si relazione con il proprio bambino e viceversa genera dei modelli mentali (Modelli Operativi Interni), costituiti da rappresentazioni di sé e della madre; tali modelli guidano il comportamento del bambino stesso, sia per quanto riguarda il sistema comportamentale di attaccamento, che per quanto riguarda il sistema di esplorazione. Il primo si attiva, come abbiamo detto, tutte le volte in cui il bambino è spaventato, affaticato, triste o malato. In tali occasioni piange e ricerca la vicinanza fisica della mamma.  Tali comportamenti hanno la funzione di attivare la madre e promuovere le sue cure; non appena la madre soddisfa tali bisogni, il sistema dell’attaccamento si disattiva. Il sistema dell’esplorazione si attiva, invece, quando il sistema dell’attaccamento è disattivato e permette di fare nuove esperienze, di conoscere il mondo circostante e di relazionarsi con altre figure.

Tipologie di Attaccamento

La vicinanza di una madre (o di una figura di accudimento o per meglio dire d’attaccamento) che è disponibile a livello affettivo, rispondendo in modo costante e coerente ai bisogni fisiologici del bambino e fornendogli protezione e conforto, genererà un legame d’attaccamento sicuro.

Il bambino con attaccamento sicuro avrà una buona capacità di riconoscere e regolare i propri stati emotivi. Pertanto si rivolgerà al genitore nel momento in cui ha bisogno, riuscirà a segnalare il suo disagio in modo chiaro e sarà facilmente consolabile; non appena rassicurato è pronto per esplorare di nuovo l’ambiente. Potrà manifestare disagio durante le prime separazioni dalla madre, ma imparerà velocemente ad affidarsi ad altri adulti significativi.

Il legame di attaccamento sicuro favorirà, inoltre, lo sviluppo nel bambino di modelli mentali (Modelli Operativi Interni) adeguati: il bambino avrà una rappresentazione di Sé come degno di essere amato e dell’altro come di persona di cui ci si può fidare e affidare. Egli, pertanto, sarà in grado di stabilire relazioni stabili e gratificanti. Sarà, inoltre, in grado di rileggere gli eventi di vita sia valutando gli aspetti razionali, sia quelli emotivi, riuscendo ad avere una visione integrata.

Legame di Attaccamento Evitante

La vicinanza di una figura di attaccamento che non è disponibile a livello affettivo, ignorando, svalutando o punendo le richieste di conforto e protezione del bambino genererà un legame di attaccamento evitante.

Il bambino con attaccamento evitante, imparerà ad inibire tutte le manifestazioni emotive (per timore di arrecare dispiacere/irritazione  nella figura di attaccamento) e non ricercherà conforto nei momenti di difficoltà, provando a cavarsela sempre da solo ed iperinvestendo sull’esplorazione dell’ambiente. Crescendo avrà difficoltà ad investire affettivamente nelle relazioni, non avendo sperimentato nei primi anni di vita  il “calore” che genera la sintonizzazione affettiva in una relazione. Imparerà a leggere gli eventi di vita valutando prevalentemente gli aspetti razionali e non quelli emotivi, da sempre inibiti.

Legame di Attaccamento Ambivalente

La vicinanza di una figura di attaccamento che è concentra più sui propri bisogni che su quelli del figlio, mostrandosi pertanto disponibile affettivamente in modo incostante, imprevedibile e a volte incoerente, genererà un legame di attaccamento ambivalente.

Il bambino con attaccamento ambivalente, imparerà a monitorare continuamente il genitore per l’angoscia di perderlo, inibendo l’esplorazione dell’ambiente. Segnalerà in modo molto intenso e a volte rabbioso il proprio disagio, per essere sicuro di essere ascoltato. Imparerà a leggere gli eventi di vita, dando  prevalentemente importanza ai propri stati emotivi. Nelle relazioni tenderà ad ipercoinvolgersi e a mostrare maggiormente gli aspetti negativi come strategia per tenere legate a sé le persone.

Legame di Attaccamento Disorganizzato

La vicinanza di una figura di attaccamento che ha nella propria storia lutti, traumi non risolti, genererà un legame di attaccamento disorganizzato, poiché sarà presente nella relazione in modo incostante ed imprevedibile e  anziché fornire conforto e sicurezza genererà paura e allarme nel bambino.  Nei casi più gravi può diventare maltrattante o violenta.

Il bambino con attaccamento disorganizzato, non sa mai se ricercare conforto nella propria figura di attaccamento, od allontanarsi da essa, perché lo spaventa. Imparerà a controllare il genitore assumendo nei suoi confronti in modo confuso e disorganizzato comportamenti “disorganizzati” accudenti/seduttivi, distanzianti  ma anche maltrattanti. L’esplorazione dell’ambiente sarà caotica.  

Imparerà, pertanto, ad interpretare i propri ed altrui stati emotivi e gli eventi di vita in modo caotico e contraddittorio; chi entrerà in relazione con lui, ma anche egli stesso passerà  continuamente dal ruolo di vittima, a quello di persecutore quello di  salvatore. Le relazioni non riusciranno mai ad essere stabili e gratificanti.

Proprio per quanto sopra descritto, gli stili di attaccamento vengono tramandati da generazione a generazione. E’ comprensibile, infatti, come ad esempio una madre con uno stile di attaccamento sicuro avrà  un’alta probabilità di avere un bambino con uno stile d’attaccamento altrettanto sicuro.

Il nostro passato influenza costantemente il modo di vivere nostro e dei nostri figli. Non è mai troppo tardi per cercare di far si che le esperienze negative del passato non ci influenzino la vita presente; cosi come non è mai troppo tardi per modificare gli aspetti disfunzionali nella relazione con i nostri figli.  

Più ci prendiamo cura delle nostre ferite e le guariamo, più avremo la probabilità di essere sereni e di riuscire a goderci le nostre piccole e grandi conquiste.  Vedremo, inoltre, i nostri figli crescere altrettanto sereni e alleggeriti dal peso degli eventi negativi delle generazioni passate.

Dott.ssa Beatrice Dugandzija

Dott.ssa Beatrice Dugandzija

Laureata in Medicina, specializzata in Neuropsichiatria dell'Infanzia e della Adolescenza, si occupa della diagnosi e terapia dei maggiori disagi infantili e adolescenziali nel proprio studio di Milano.
Per contatti e informazioni: 348 9842 542
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